Contrapposizione?

Ho letto spesso e volentieri racconti, saggi, aneddoti eccetera su persone dominanti nella vita quotidiana che amano poi essere sottomesse nel gioco.
Mi sono chiesta ieri sera: ma è davvero una contrapposizione? sono davvero due aspetti opposti che vanno a braccetto nella medesima persona?
Nella mia personale esperienza mi sono accorta che l’aver imparato a vivere la mia indole sottomessa all’interno di un rapporto Dom/sub mi ha permesso di pari passo di diventare molto più assertiva nella vita di tutti i giorni.
Sono entrata in contatto con i miei desideri più profondi e oscuri, e portarli alla luce mi ha resa molto più consapevole di me stessa. Questa consapevolezza aumentata mi ha portata anche a voler ottenere dagli altri riconoscimento per me stessa ed i miei desideri, le mie necessità; sono diventata più assertiva nel portare avanti i miei bisogni, invece di lasciarli calpestare. Perché, prima, non avendo modo di esprimere la mia sottomissione in un rapporto Sano, Sicuro, Consensuale, finivo per esplicarla nella quotidianità, lasciandomi maltrattare e facendomi mettere i piedi in testa – cosa verso la quale provavo sentimenti orribili di odio e disprezzo per me stessa. Avevo una bassissima opinione di me ed un’autostima inesistente; non ero in grado di alzare la testa e dire: “no, non voglio”, o “voglio questo”. Mi lasciavo schiacciare e pensavo inconsciamente non solo di meritarlo, ma che era anche proprio quello che volevo. Confondevo la sottomissione con lo zerbinaggio. Ma non sono affatto la stessa cosa.
Divenendo realmente sottomessa ad un vero Padrone, sono diventata volitiva e forte. A volte persino troppo, tanto da chiedermi cosa mi fosse successo, dove fosse finita la mia indole docile.
Ma un cane può essere forte ed insieme docile. Dipende con chi si confronta.
Lavorare come segretaria richiede una notevole forza; è un lavoro in un ruolo sottomesso, sicuramente, un ruolo di servizio; ma non è e non può essere servile. Richiede una grande assunzione di responsabilità nel prendersi carico la gestione degli impegni del capo, la sua agenda, le sue scadenze. Lui è quello in carico, ma sta alla segretaria ricordargli le cose. Lei deve essere forte ed assertiva, perché il suo ruolo è di supporto, non di zerbino.*
Allo stesso modo credo che una slave consapevole di sé sia (e debba essere) a tutti gli effetti una persona molto forte. O lo diventi, alla fine.

 

 

*So di aver strutturato la cosa come lui=capo lei=segretaria, che può sembrare sessista, ma è perché è ciò che vivo io; ed essendo prona al maledom – sottomissione femminile ad un dominante maschile, diversa rispetto al femdom – non posso che portare avanti la mia personale esperienza, nella consapevolezza che non è né può essere assoluta.

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1 commento

  1. Concetto interessante che sottoscrivo: nei ruoli Dom/sub è fondamentale la consapevolezza. Di fondo, averla anche solo per la capacità dimostrata nel guardarsi dentro con occhio critico ed il più obiettivo possibile, sarebbe già giustificato.
    Non leggo nessuna contraddizione nella tua asserzione che, anzi, ora ti senti più sicura di te. Stiamo parlando a tutti gli effetti di un’autentica filosofia, capace di radicare convinzioni e rafforzare l’autostima nel vederle soddisfatte.
    Nuda, in ginocchio, con lo sguardo basso, mentre offri il frustino all’unico che può impugnarlo, puoi essere la rappresentazione della forza…


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