In/gratitudine

Sono una persona che chiede tanto, me ne rendo conto solo ora – e spero che saprò mantenere questa consapevolezza e metterla a frutto.
Sono rimasta offesa o addirittura arrabbiata quando mi sono sentita defraudata di un mio diritto, sentendo di venire ignorata o di non ottenere TUTTO quello che mi spettava (o che credevo mi spettasse). Mi sento troppo facilmente lasciata da parte, anche se non è così.
Poi incontro le persone di cui sono gelosa o invidiosa, quelle che accuso di accusarmi, di privarmi di ciò che deve essere mio; e scopro che non solo non stanno affatto complottando ai miei danni, ma stanno persino ottenendo molto meno di ciò che ottengo io.
Mi viene così di colpo rivelata tutta la mia ingratitudine, la mia incapacità di accorgermi di ciò che ho e gioirne, invece di guardare sempre ciò che mi manca. Mi sento sbattuta in faccia l’inutilità di tutto il tempo che perdo a recriminare nella mia testa contro un nemico inesistente.
Mi mortifico di questo mio essere così poco umile.
Devo smetterla di preoccuparmi, di pestare i piedi e di sentirmi offesa come se quello che accade fosse un privarmi di un qualche mio inalienabile diritto.
Mi scopro capricciosa, presuntuosa e viziata.
Ma sono grata di questa nuova consapevolezza, che mi permette – ora sì – di essere grata anche di ciò che ho.

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