M

Mi passa le mani sulla schiena ed io mi inarco per seguirlo; lo bacio, e mi bacia in risposta.
Abbiamo superato l’essere semplici amici; mi sono proposta io, dopo quasi un anno di valutazioni se farlo o meno, se coinvolgere una persona “normale”, un amico “vanilla”, ad un rapporto di poliamore. Sulle prime ci è rimasto in effetti di sasso; ma si è poi buttato con notevole slancio.
Progressivamente mi passa le mani addosso con più forza; mi preme le dita nelle carni. Gemo, lo assecondo, gli dico sì, di più. Mi graffia leggermente ed io ansimo, e lo incoraggio a provare più forte. Sorride.
Arriccia le labbra e scopre i denti; ha il respiro pesante e le pupille dilatate; i suoi profondi occhi azzurri, puntati saldamente su di me a cogliere ogni mio fremito, mi fanno sentire ancora più nuda e inerme.
Le sue mani si muovono decise, le dita trovano anfratti di me che non conoscevo.
Ansimo e tremo, non credevo di poter godere così; mi afferro a lui, ai suoi vestiti, apro la bocca per gemere e gridare e rovescio la testa all’indietro. Mi succhia le labbra e la lingua e le sue unghie mi affondano nella carne. Il respiro mi si mozza in gola in un singulto: piacere e dolore e di nuovo piacere – il dolore che per me è piacere, il piacere sessuale puro che che mi si irradia dentro da in mezzo alle cosce.
Il primo colpo arriva che non me lo aspetto, ma non è forse sempre così? Mi schiaffeggia forte il seno.
Strillo.
Lui esita; mi guarda e il suo sguardo si fa dolce: “Ti ho fatto male?”, chiede, sinceramente preoccupato.
Lo guardo con occhi liquidi e gli faccio un sorrisone: “Sì – rispondo – e mi piace”.
Lui sorride in risposta, ed il sorriso gli si muta di nuovo in sogghigno; il viso gli si trasfigura nel muso di un predatore, emette fiato dalle narici ed alza nuovamente la mano, caricando il colpo successivo.
Mi lascio soverchiare dai brividi che mi dà il sentirlo sopra di me, espongo il corpo e mi sottometto felice al farmi fare qualsiasi cosa, lasciandomi andare al solo sentire, senza più pensare.

E rotolo ridendo incredula dell’aver trovato e scelto, a caso stavolta, ma di nuovo, un uomo dall’indole dominante.

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