Venire aperta ed aprirsi

Alzo la testa solo per un istante, quanto basta perché l’immagine dell’enorme strap-on nero che Lei indossa mi baleni allo sguardo e mi si imprima nella retina. Riabbasso il capo e tremo di aspettativa.
La mano di Lui mi solleva per i capelli e mi sposta, facendomi mettere piegata contro lo schienale del divano.
Lei mi accarezza il culo, mi graffia, mi schiaffeggia. Me lo appoggia e spinge.
E’ grosso. E’ duro. E’ freddo.
E’ spaventosamente freddo; mi ghiaccia dentro. Spinge contro il plug che preme in risposta. Lei inizia a muoversi.
Stringo i denti, contraggo il viso in una smorfia e d’improvviso eccolo: “Crampo!”, strillo.
Non è la safeword ma è una comunicazione sufficientemente chiara.
Lui entra nel mio campo visivo, accorre per aiutare; Lei si blocca: “Dove?”, chiede.
Non ho tempo di vergognarmi né di elaborare una risposta più pudica: “Alla figa!”, esclamo.
C’è un attimo di sospensione; poi Lei scivola fuori, dandomi sollievo, mentre Lui scoppia a ridere. Rido anch’io, conscia dell’assurdità della cosa. “Era troppo freddo”, spiego, mentre Lui si rotola sul divano dalle risate.
Dopo qualche minuto il dolore ed il freddo sono passati, ed il dildo di silicone è stato scaldato sotto l’acqua calda. Quando mi torna dentro è tiepido.
“E’ ancora freddo?”, chiede Lei.
“E’ ancora grosso”, rispondo io.
Li sento ridacchiare.
Lei spinge. E’ davvero grosso, ma poco alla volta mi lascio andare, mi lascio aprire. Inizio ad ansimare e a gemere. Lui viene a stendersi sul pouf del divano davanti a me; intravvedo il suo sorriso sardonico. Cerco di nascondere il viso nei cuscini, mentre sento crescere il piacere che provo.
“Guardami”, ordina.
Alzo il viso piano; il mio sguardo inciampa nell’evidente rigonfiamento nei suoi pantaloni, ma lo so di non avere il permesso di guardarlo, quindi proseguo ad alzare gli occhi fino al suo volto.
Sogghigna.

Lo strap-on è duro e insensibile; lo sento, lo so. Mi scopa senza riguardo, non avverte dolore o fastidio.
La mia Lady ne è cosciente e si muove con cautela, all’inizio. Lo fa entrare poco alla volta, spinge piano; ne entra un po’, poi un altro po’. Si muove con delicatezza, con quel grosso coso nero.
Io mi sento aprire. La differenza con uno vero è evidente, ha una durezza che la carne non conosce; è una specie di indifferenza. Lo strap-on non ha mai finito, non è mai placato; non si può sperare nella pietà offerta da un suo orgasmo. Resta sempre duro.
Penetra sempre più a fondo; la sua cattiveria si unisce all’attenzione della mia Lady nel mettermelo e al divertimento del mio Padrone che guarda. Sfonda le mie barriere anche mentali; rilasso infine i muscoli e mi lascio penetrare. Mi puntello come posso nei cedevoli cuscini del divano per oscillare in risposta, per andare incontro, per farmi aprire di più. Ora è caldo e scivola, lubrificato dai miei umori.

Non ce la faccio più: godo.
Mi sento paonazza in viso, bruciante di vergogna a dover guardare il mio Padrone, a mostrarmi a Lui così cagna e così in calore, ma non riesco più a imperdirmelo: ho abbandonato infine quel controllo cui tengo tanto, sono sciolta nella Sua volontà.
Non riesco più a fermarmi, non voglio: ora è Lui il mio unico limite.
Ottenuto il permesso, godo.

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