subservientspace

for this is what I feel

Autore: subkat

  • Fantasia

    Seduta sulla mia poltrona in ufficio.
    Ho voglia ho voglia ho voglia.
    Mi sento la figa aperta, bagnata, vogliosa. La poltrona scompare sotto di me, immagino un cazzo enorme, duro, disincarnato, che mi apre, mi si infila dentro, fino in fondo, mi sbatte, mi entra e mi esce con forza, mi allarga la figa. Mi sento colare.
    Sento mani che mi afferrano i polsi, mi costringono le braccia dietro la schiena, mi forzano e mi piegano, mentre il cazzo mi sbatte con più violenza, senza riguardi.
    Altre mani mi palpano rudemente le tette, il culo, mi allargano le cosce, le chiappe, mi strizzano i capezzoli, mi tengono ferma; dita mi si infilano in bocca, mi forzano le labbra e si fanno succhiare.
    Un altro cazzo mi si appoggia sulla faccia, si struscia, è umido, cola dalla punta un succo salato che ha retrogusto di urina, mi entra tutto in bocca e me la scopa, spingendo con forza fino a soffocarmi, altre mani mi afferrano per i capelli, tirandoli, per tenermi ferma la testa.
    Ecco un altro cazzo, questo si apre la strada nel mio culo, premendo, lacerando, mi sfonda brutalmente.
    Vengo scopata ovunque, forte, violentemente, mi sborrano dentro, riempiendomi; nessuno bada a me, sono solo un buco da scopare, un buco per sborrare; per ogni cazzo che sborra ed esce soddisfatto ne entra un altro, a ciclo continuo, sono qui per essere usata e mi usano, mi usano. Quelli che attendono il loro turno si masturbano con foga intorno a me, palpandomi, schiaffeggiandomi, pisciandomi addosso.
    Non ho più percezioni sensate, lineari, sento solo i cazzi, le mani, la sborra; i volti non esistono, si accavallano solo sensazioni fisiche, il mio venire aperta in tutti i modi in cui posso venire aperta.
    Squilla il telefono e torno sulla terra, nel mio ufficio, seduta immobile davanti al computer, gli occhi persi nel vuoto e la figa terribilmente bagnata, tanto da essermi inzuppata anche i jeans.
    Un giorno sporcherò anche la sedia, lo so.
    E questo pensiero non fa che farmi sentire più troia e farmi eccitare di più.
    Appena posso, scappo in bagno a masturbarmi.
  • Segni

    Lei è bella; è alta, altera, fiera e dolce. Ha labbra carnose, seni piccoli e dolci che amo mettermi in bocca, e mani fredde e curate.
    La freddezza delle Sue mani, difetto di circolazione, contrasta col calore del Suo essere, con la Sua passionalità estrema, col Suo sguardo bruciante.
    Mi succhia i capezzoli con dolcezza. Poi morde. I Suoi denti affondano piano, mordicchiano, mi titilla con dolcezza. E poi con crudeltà i suoi denti bianchi si serrano.
    Le Sue dita gelide mi percorrono la schiena. Coccole, pensavo solo coccole. Poi le Sue unghie perfette mi scavano la carne. La mia pelle si increspa al Suo tocco leggero, così freddo, e poi urla, quando Lei la incide.
    Mi graffia, mi accarezza, mi graffia ancora, stringe la mia carne morbida tra le mani affodando le unghie. Il solco doloroso dei Suoi graffi duole in ritardo, brucia dopo il Suo passaggio, gridando dolore e desiderio. Mi stringe a Sé con violenza, premendo le unghie nella mia schiena, mi bisbiglia "Resisti, resisti", e la Sua voce è dolce e felice come quella di una bambina che gioca. Si diverte con me, animaletto torturato per il Suo piacere, e ne sono felice. Si compiace della mia resistenza.
    Urlo, mi contorco e grido, le mani annaspano in cerca di un appiglio. Il mio sesso si bagna.
    Lei sorride, sorride e incide. Mi guarda e i Suoi occhi brillano. Brividi mi scuotono, ansimo e fremo, in attesa impaziente del prossimo affondo, desiderando di più, di più. Più dolore. Più piacere. Gemiti mi sorgono dalla gola, dal ventre.
    Disegna arabeschi sulla mia schiena, le Sue unghie scivolano leggere e imprevedibili, la sensazione fredda e leggera mi fa venire la pelle d’oca, la gioia della carezza mi riempie; e poi il Suo tocco si immerge dalla pelle alla carne come un delfino, fende con violenza il mare del mio essere, fino agli abissi della mia mente, e quando riemerge lo seguono i fiotti di desiderio che sgorgano dalle mie profondità, dal cervello e dal sesso.
    Ora attendo con impazienza il giorno che farà sul serio con me.
    E mi commuovo a osservare i segni rossi che mi ha lasciato addosso.
  • \^o^//

    E’ un bel periodo. Che dico, è un periodo magnifico! :-D Non resisto alla tentazione di inserire faccine contente, le metto anche quando scrivo a penna. Due punti trattino parentesi chiusa. X maiuscolo trattino D maiuscolo. Apice underscore apice. ^___^
    Lo so è cretino. Dovrei cercare di mantenere un senso etereo, misterico, denso in questo blog. Entrare qui e sentirsi avvolgere nelle nebbie del desiderio più oscuro. Frasi rarefatte, brividi, candele accese. Poi invece il mio animo manga risalta fuori con la sua seconda faccia, quella scema; come City Hunter, un momento strafigo un momento imbecille.
    Scodinzolo allegra e saltello intorno alle gambe del mio Padrone, gli occhioni adoranti, cretina e sottomessa come una cagnetta che si rincorre la coda. Che ci posso fare? Sono felice!
    Mi sento appagata, contenta, tutti i miei desideri e le mie voglie sono state soddisfatte, o meglio stanno venendo soddisfatte. Il mio compagno di vita mi ha raggiunta nel luogo dove mi trovavo, mi ha compresa e si è unito a me, per sempre ora. Ora è mio marito e il mio Padrone, e sono così felice. Così felice. <:”’-)
  • Orgasmo

    Inginocchiata sul divano. Aggrappata allo schienale. Divarico di più le gambe.
    Il gatto a nove code, quello grosso, colpisce e colpisce sempre nello stesso punto, proprio al centro del mio culo, di traverso, sempre più forte.
    Gemo e mi contorco, ma non è più dolore.
    La figa mi si contrae in risonanza perfetta coi colpi.
    Il mio Padrone mi guarda godere e ghigna. Aumenta la forza e la frequenza delle frustate.
    Non l’ho voluto, non l’ho chiesto, specificamente. Volevo solo un po’ di colpi. Solo giocare un po’. Ma ora che lo ricevo, mi rendo conto che è esattamente questo che volevo, che volevo da settimane, che voglio da sempre.
    Scuoto la testa, mi contorco, ma non sono più lì. Mi sento ansimare, strillare, rantolare. Non so più cosa dico. Sento solo il suono della frusta che schiocca, che sbatte contro di me, sento solo la sensazione che non posso più chiamare dolore, che non so come chiamare. Godo.
    Godo.
    Ancora qualche colpo, in calando. Il mio Padrone smette, nella stanza rimane solo il mio ansimare caldo, veloce, profondo. Mi scuoto ancora, mi muovo avanti e indietro. Abbraccio il divano in cerca di un appiglio per tornare, ma in effetti non voglio tornare.
    Poi lei, che ha guardato tutto, mi posa le mani gelide sul culo. Mi contraggo in un singulto, è bellissimo. Mi dice che ho il culo bollente. Lo so. Lo sento.
    Il mio Padrone viene ad accarezzarmi la testa, con un sorriso immenso sul volto.
    Le endorfine continuano a riempirmi, dandomi un’espressione beata e vacua. Non penso a nulla, sono persa in un posto meraviglioso. Lentamente, lentamente, ritorno.

    Grazie Amore mio, mio Signore, mio Padrone, Vita mia.
    Non lo avrei mai creduto possibile. Grazie per averlo reso reale, per essere qui con me, per essere tu.
    Grazie.
    Tua.

  • Light in Darkness

    La penombra riverbera della luce arancione della candela accesa. Fruste e strumenti d’ogni tipo sono sparsi un po’ dappertutto. Lui si siede davanti a me, sul divano, si accomoda, e senza fretta si accende una sigaretta. Poi mi guarda.
    "Ecco. Adesso sei perfettamente immobilizzata. Le cavigliere fissate all’asse che ti tengono larghe le gambe al massimo, la corda che ti sega il sesso, le polsiere agganciate nella gogna. Sei in un equilibrio quanto mai precario, al minimo movimento inconsulto rischi di cadere e farti male. Sei completamente inerme ora, davanti a me. Come ti senti?"
    "…Al mio posto."
    Sorride.
    Sorrido.
    La vedo, la sento che mi permea: la luce nell’oscurità. Ed è così bella.
    Grazie.
  • Felicità

    Sono felice, felice, FELICE!!!
    Il cuore mi batte all’impazzata, congestionato, respiro a singulti, i muscoli mi si contraggono da soli in brevi convulsioni che mi fanno sobbalzare sul letto. I polsi sono ancora legati dietro la schiena. Aprendo la bocca per ansimare sento le guance tirare, per lo sperma che ci si è ormai asciugato. Un poco alla volta, comincio a distinguere le diverse sensazioni che si accavallano: il pulsare caldo del mio culo arrossato, il bruciore dei miei capezzoli martoriati, il colare lento della mia figa. Contrazioni. Pulsazioni. Mi sento bollente, febbricitante. Il cervello fatica a tornare a terra, a ricominciare a pensare in modo lineare; è come se ci fossero le interferenze, l’effetto neve di uno schermo televisivo, tutto è bianco e confuso.
    La mano calda che fino a poco fa mi colpiva e mi tirava i capelli ora mi accarezza. Chiudo gli occhi. Faccio le fusa come una gatta, mi avvolgo intorno a quella carezza, mi struscio addosso a Lui, mugolando impercettibilmente, inconsapevolmente, appagata e distrutta.
    Il mio amore stupendo, il mio amore meraviglioso. Il mio Padrone.
    Grazie. Grazie.
    Grazie.
  • Voglia / bisogno

    Ho voglia, ho voglia, ho voglia.
    Di più: ho bisogno.
    Ho bisogno di una sculacciata, di venire legata, obbligata, ho bisogno che mi venga fatto del male. Ho bisogno di venire punita.
    Lo so: suona malato. Forse lo è.
    Ma desidero con tutte le mie forze strisciare a terra, venire schiacchiata sul pavimento, venire annullata.
    Azzerata.
    Potermi sentire indegna, e risorgere nelle attenzioni del mio Padrone. Venire battuta senza pietà, piangere, e venire salvata da una carezza. Potermi sentir dire "brava" mentre la carne brucia.
    Voglio solo poter essere brava. Voglio solo poter servire. Poter strisciare.

    Chi sono io? Nulla. Cosa vorrei essere? Tutto.

  • ***Intervallo***

    Periodi in cui non ho nulla da dire, niente da aggiungere.
    Il mio desiderio di fruste a volte va in vacanza.
    Ma il mio desiderio di sesso, quello mai, non c’è pericolo.
    Quindi va bene.
    Va molto bene.
  • Quiete

    Oggi, adesso, sono placata.
    La rabbia, l’inquietudine, nulla.
    Come nell’occhio del ciclone. Tutto vortica ancora, la potenza distruttiva non è finita, bisogna ancora avere paura.
    Estraniata, sospesa come in un sogno.
    Non so più chi sono, o cosa voglio.
    Forse non so ancora chi sono o cosa voglio.
    Fisso il vuoto e nulla più.
  • Pochezza

    Vado a leggere in giro, digitando "bdsm" nel motore di ricerca. Trovo cose belle, e cose pessime. Tra queste, i blogger che "non capisco come si possano fare certe cose". Chi li ha invitati su blog di bdsm? Nessuno, ci vanno da sé apposta per lasciare commenti sprezzanti. Poi tornano nel proprio per gongolare e crogiolarsi nella propria convinzione di avere ragione, cercando approvazione e supporto nei propri lettori, ergendosi a innocenti vittime del fastidio che suscitano.
    Lascio questa risposta (anche se so, e lo so, che i troll non andrebbero alimentati):

    Nessuno di noi banalizza il dolore. Anzi.
    Facciamo un distinguo: il dolore è diverso dalla sofferenza. Quest’ultima appesantisce l’anima, e nessuno si sognerebbe nè di ricercarla, nè di incensarla. Il dolore fisico è una sensazione, e può stimolare endorfine.
    Anche noi non siamo felici di sbattere il mignolino del piede contro il bordo della vasca da bagno. E’ altro il dolore che ci piace e che ricerchiamo, e ci piace perchè viene dosato, donato da una persona che abbiamo scelto, e trasformato in piacere.
    Non lo comprendi? Non puoi comprenderlo? Non importa: prendi quest’affermazione come valida, per quella che è: la testimonianza di una persona che comprende.
    Non nego, bada, che nel mondo del bdsm ci siano dei furboni, maschi e femmine, che sfruttano il ruolo di padrone/a per approfittarsi di altri; ma persone così ci sono in ogni consesso umano.
    Meglio allora un masochismo fisico esplicito, consapevole e consensuale, che un masochismo emotivo inconsapevole sfruttato da persone senza cuore nè scrupoli. Vale ugualmente per la sua controparte: meglio un sadismo compreso, accettato e donato a chi lo vuole, che un sadismo inconscio, crudele e sfogato su vittime innocenti.

    Andare in blog altrui di cui non condividi la visione per lasciare commenti sprezzanti: a che pro? Vivi e lascia vivere, o se preferisci, non ti curar di lor ma guarda e passa.
    Nessuno ti obbliga. Fare commenti gratuiti a cosa ti serve? A gratificare il tuo ego? A sentirti superiore? E’ un atteggiamento infantile. Nessuno ti impone di comprendere nè tantomeno di condividere.
    Ma il buon senso dell’essere educato, dovrebbe essere lampante a chiunque.
    Se mi capita di visitare un blog che ritengo, secondo il mio personale gusto, obbrobrioso per contenuti, grafica o idee del blogger, non mi arrogo mai il diritto di considerare il mio gusto assoluto: passo semplicemente oltre. Magari tra me e me ridacchio, o scuoto la testa, ma non vado a dare fastidio a casa d’altri.