Piano/forte

Sono stanca, terribilmente stanca. Ho dormito poco e fatto una mattina intensa di lavoro.
Mi dicono: faremo aghi. Subito penso: chissà se reggo. Sono così stanca, e gli aghi non sono proprio “la mia cosa”. Quante volte li avrò fatti? Due? Tre? Non abbastanza da essere tranquilla sulle sensazioni che possono darmi: so che possono darmi fastidio, invece che piacere.
Tuttavia intanto sto zitta, lo tengo per me. Mi dico: vediamo come sto quando iniziamo.
Quando iniziamo lo dico: sono stanca; non so come reagirò. Facciamo una cosa tranquilla, per favore – chiedo. Una cosa più estetica che dolorosa. Facciamo piano, per favore.
Mi siedo, scegliamo un disegno e cominciamo. Un ago alla volta, uno a sinistra, uno a destra.
Non li conto. Dopo forse una decina di aghi la testa comincia a farmisi confusa. Capisco che non capisco cosa mi succede. Alzo una mano: non voglio fermarmi, ma preferirei stendermi, perché forse svengo: sono stanca, e non capisco cos’è questa sensazione. Solo che la testa mi si fa pesante, e mi pare di cadere.
Così mi stendo. Gli aghi entrano: a sinistra sono dolorosi, a destra quasi non li sento, chissà perché. Ma un ago alla volta scendo in una sensazione calda. Come immergermi un gradino alla volta in una vasca di acqua bollente. Sento che è doloroso, ma anche rilassante.
Non so cosa glie lo abbia suggerito; forse intuito da Dominante, o capacità di leggere le sensazioni del sub, o semplice sadismo: mi passa le dita lungo gli aghi inseriti; e poi preme. Preme sugli aghi, sulla carne trafitta; preme forte e mi suona.
Sono così terribilmente stanca. La stanchezza mi diluisce il cervello, e le endorfine entrano da ogni dove. Ho un singulto, poi un altro, poi gemo. Mi rendo conto che emetto gli stessi versi rochi di quando godo, ed in effetti il dolore è intenso e potente come una scarica di piacere. No, non provo piacere in senso sessuale – provo il piacere del dolore. Me ne abbevero e vorrei che non smettesse, che mi precipitasse sempre più a fondo in questo pozzo bagnato e caldo, in quest’acqua torbida che mi lambisce e mi sommerge. La stanchezza gioca con Lui, diventa sua alleata e gli apre le porte del mio essere. Non posso opporre nessuna resistenza. Mi lascio affogare.

Rimango confusa per ore, dopo, a bearmi di questo abbandono, di questa inaspettata sessione di dolore che credevo di non essere in grado di sopportare.
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Needles Play for Sadists – The Piano from SadicaMente on Vimeo.

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