La voglia e l’attesa

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Dopo avermi tolto il cappuccio e il morso, dopo avere finito di frustarmi, dopo un tempo infinito e dilatato in cui la mia coscienza si è espansa e disciolta, mi fai stendere a terra. 

Mi metti sotto i tuoi piedi, davanti al divano. E resto lì. 

Non succede niente. 

Sento la pressione dei tuoi piedi nudi sul mio corpo nudo, sul seno e sulla pancia che hai appena segnato con la quirt. Sento i tuoi movimenti, seduto lassù, fuori dal mio campo visivo. Sento la pelle fremere, il desiderio scorrere, le sensazioni che ho provato sciogliersi e riempirmi. 

Non succede niente. 

Sto solo lì, sotto i tuoi piedi. E inizio ad impazzire. 

Mi agito, striscio a terra le braccia e i piedi, tremo e mi muovo come se stessi subendo la peggio tortura. Ed in un certo senso è così. Non riesco a star ferma. La pressione dei tuoi piedi aumenta. E anche la mia agitazione. 

Non ne posso più. 

“Padrone, posso toccarmi?”, oso. 

“No”. Senza appello. 

Resto ancora lì, a smaniare sotto di te, a terra, bruciante, a sentire la tua presenza, senza poter fare niente, a soffrire della sola immobilità, umiliata dalla mia stessa voglia disperata, aspettando e sperando e anelando per un tuo ordine.

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