Serata

Quando arrivo stai riposando; vengo da te a salutarti, bacio la mano che mi porgi e vado a preparare la cena. Sorrido mentre preparo: servirti mi dà un senso di pace, di ogni-cosa-al-suo-posto.

Durante la cena e dopo, parliamo: parliamo di lavoro, di BDSM, di aneddoti, di tutto. Mi piace parlare con te, mi piace ascoltarti, ridere insieme sul divano.

Si fa tardi e inizio ad essere davvero molto stanca; dopotutto, mi sono svegliata alle 6.30 e sono ormai le 23.30. Sento gli occhi che mi si chiudono. Eppure, quando mi tiri a te e mi fai stendere sulle tue ginocchia, d’improvviso la stanchezza non conta più nulla. Mi abbassi i leggings e gli slip e ridi; anche io rido, tra l’imbarazzo e il desiderio. Impiego un attimo a scendere e a cambiare registro.

La prima sculacciata è rivelatoria: mi svela quanto incredibilmente la desideri. Non rido più, il respiro mi si fa affannoso. Non voglio che tu ti trattenga, né che iniziamo piano, né niente: non strillo (e lo sai che sono una che strilla) ma gemo. Sporgo il culo per ricevere le tue mani.

Mi sculacci forte, rapido, nel punto dove la coscia si unisce al culo: un punto sensibile, tenero, più doloroso del gluteo. Mi piace da morire. Assaporo il dolore.

Mi spogli con gesti bruschi e mi getti a terra a leccarti i piedi. Mi fai rotolare, mi calpesti e mi sputi; gli schiaffi mi prendono come sempre alla sprovvista, piego il viso per seguire la tua mano e chiudo gli occhi. Mi consegno a te.

Mentre ti lecco ancora i piedi, nuda, per terra, il viso sul pavimento e il sedere alto, smetto di ansimare, di gemere, di contorcermi: inaspettata mi riempie una calma profonda. Ecco, penso, qui sono abbastanza. Qui sono brava. Qui va tutto bene, davvero. Galleggio placida in questa sensazione, piena di stupore.

Quando mi penetri urlo. Con entrambi i pollici mi apri dietro. Mi vieti di venire. Con le mani annaspo ad afferrare il tappeto, il divano, o forse qualcosa di inafferrabile: la voglia, il dolore, il piacere, il divieto del piacere, il mio essere, l’emozione che provo: non so. Ansimo e grido e alla fine crollo, esausta, usata, felice.

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