Serve una mano?

Mi stendo a terra.
La sua presenza è densa e riempie l’aria intorno a me, anche se non posso vederla. Mi scivola accanto, e posa delicatamente un piede sulla mia schiena nuda. Piano, piano, affonda il tacco a spillo delle sue meravigliose decolletes di lacca nera nella mia carne rosa. Preme la punta, mi schiaccia, mentre il tacco mi incide.
Poi lo toglie. Fa ancora un passo accanto a me.
Ancora posa con alterigia, con immensa meravigliosa signorilità il suo delicato piede su di me. Mi annullo sotto di lei, ed è uno splendido annullarsi, che mi innalza fino alle più alte vette della gioia e del piacere. Mentre il suo tacco mi scava la carne, dolorosamente, gemo e mi contorco sul tappeto, le gambe divaricate, il sesso umido.
Mi cammina addosso a lungo, segnandomi e portandomi sulla soglia dell’orgasmo. Ansimo e mi struscio sul pavimento, cercando di affondarvi dentro, per essere ancora più piccola, più insignificante, più annullata sotto di lei.
Invece lei mi fa alzare, mi fa stendere sul divano, il sedere quasi giù dal cuscino. Mi ferma le gambe aperte, larghe, alte. Mi ordina di stare ferma.
Mi osserva a lungo, sorridendo, mentre indossa un sottile guanto di lattice e prende del lubrificante. La guardo armeggiare con quelle cose, non so cosa voglia farmi, ma resto ferma, aperta, ansimante, le palpebre pesanti, la bocca dischiusa.
Comincia a toccarmi piano, mi masturba dolcemente e mi penetra con un dito. Io gemo, mi contorco, sono così eccitata. Chiudo gli occhi e mi abbandono a lei, nelle sue mani, alla sua mano.
La sento penetrarmi, masturbarmi. Un dito, due dita, tre… Mi piace da pazzi, mi allargo di più e la lascio entrare. Poi capisco. Riapro gli occhi. Il cuore mi pulsa nel petto e nel sesso.
Lei mi fissa negli occhi e comincia a far entrare tutta la mano.
Mi sento aprire, aprire in due.
Non è doloroso. Ma è forte.
La sua mano è affusolata e sottile, e mi entra quasi completamente. La fermo io, quando mi chiede se voglio proseguire, perchè mi sento aprire e ho paura. Paura di cosa? Non lo so bene nemmeno io… Non è nemmeno paura, è una sensazione di essere un tunnel, essere cava, venire esplorata come una caverna ombrosa e umida che cede al passaggio dell’esploratore che ne viola il segreto…
E’ una sensazione primordiale che non sono ancora pronta ad affrontare.
Lei esce da me. Lui sorride, mi fa ciao-ciao con la sua enorme mano virile, gli occhi gli brillano. Io deglutisco, sorridendogli a mia volta. Sorridiamo tutti, mentre torniamo.
Nei giorni successivi, continua a chiedermi se mi serve una mano, sghignazzando.

2 commenti

  1. Bentornata! Bello rileggerti!
    Un abbraccio!
    RR

  2. Ciao bimba.
    Sei sempre più forte.
    Intrigante ed appassionata.
    Bacione
    Marti


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